il fondatore

il monastero

epoca delle monache

epoca dei monaci


le opere d'arte

la torre Febronia

la Cappella funeraria

la Cappella di San Luca

la Chiesa grande o del Vaccaro

le sculture decorative


bibliografia

Il fondatore


 

San Guglielmo nacque a Vercelli intorno al 1085.
Pellegrino verso la Terra Santa, conobbe l'Irpinia e vi scoprì la sua vocazione di eremita e, allo stesso tempo, fondatore dei monasteri e missionario tra quelle popolazioni.
Nel 1114 dette vita alla comunità maschile di Montevergine e nel 1133, giunto al Goleto, dopo aver vissuto nella cavità di un grosso albero, iniziò la costruzione del monastero femminile.
Al Goleto passò gli ultimi anni della sua vita, anche se, di tanto in tanto, se ne allontanò per altre fondazioni.
Morì il 24 giugno del 1142.
Pio XII, nel 1942, lo proclamò patrono principale dell'Irpinia.

San Guglielmo, patrono dell'Irpinia

 

 

Il monastero


 

La sua lunga storia, importante per la vita religiosa del Meridione, ma anche per quella culturale ed economica, si può sintetizzare in due periodi.

 

 

Epoca delle monache ( 1135 - 1515


 

La struttura primitiva comprendeva la chiesa - posta al centro e con la facciata volta ad occidente -, il monastero grande delle monache - a fianco dell'abside - e quello più piccolo dei monaci - davanti alla facciata. I monaci avevano il compito della guida spirituale e dell'assistenza economica delle monache, che vivevano in stretta clausura.
Sotto la guida di celebri abbadesse - Febronia, Marina I e II, Agnese e Scolastica - la comunità crebbe e diventò famosa per la santità delle monache e il monastero si arricchì di terreni e di opere d'arte.
Il periodo d'oro abbraccia circa due secoli, poi - dal 1348, anno della peste nera - la lenta inesorabile decadenza.
Papa Giulio II, il 24 gennaio 1506, ne decretò la soppressione che, di fatto, avvenne con la morte dell'ultima abbadessa nel 1515.

 

 

Epoca dei monaci ( 1515 - 1807 )


 

Con la fine della comunità femminile goletana, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci.
Iniziò così una lenta ripresa, che ebbe un impulso determinante da papa Sisto V, già superiore del convento francescano di Sant' Angelo dei Lombardi.
Il periodo migliore fu tra la metà del Seicento e la metà del Settecento e culminò con il restauro completo del monastero e la costruzione della chiesa grande, opera di Domenico Antonio Vaccaro.
Nel 1807 il sovrano di Napoli, Giuseppe Bonaparte, soppresse l'Abbazia. Il corpo di San Guglielmo fu traslato a Montevergine e le suppellettili del Goleto furono divise tra i paesi vicini.
Dal 1807 al 1973 il monastero restò abbandonato e gli appelli di alcuni per il recupero del venerato monumento risultarono vani. Così chiunque potè trafugare portali e pietre, i tetti e le mura crollarono, i rovi diventarono padroni incontrastati insieme ad animali di ogni tipo. Solo il casale dei contadini continuò la sua vita secolare. 

 

Le opere d'arte


Nonostante l'usura del tempo, il vandalismo degli uomini ed il susseguirsi dei terremoti, ancora oggi possiamo ammirare alcuni tesori artistici che resero famoso il Goleto, e questo grazie all'intervento del Ministero dei Beni Culturali, all'impegno della Sovrintendenza alle Belle Arti di Avellino - Salerno, alla progettazione e direzione dei lavori dell'architetto Carmine Gambardella.

 

 

La Torre Febronia


 

Prende il nome dall'Abbadessa che nel 1152 ne dispose la costruzione per la difesa del monastero. Vero capolavoro di arte romanica, presenta incastonati numerosi blocchi con bassorilievi provenienti da un mausoleo romano dedicato a M. Paccio Marcello.
La torre era a due piani e al secondo si accedeva tramite un ponte levatoio. Nella parte superiore si conservano alcune sculture simboliche, caratteristiche dell'arte romanica.

 

 

La cappella funeraria o chiesa inferiore


 

Oggi, al centro del complesso monastico, si conservano le due piccole chiese sovrapposte, che stanno a segnare il passaggio tra l'arte romanica ( chiesa inferiore, 1200 circa ) e quella gotica ( chiesa superiore, terminata nel 1255 ).
La chiesa inferiore nacque come cappella funeraria. Presenta una pianta a due navate, separate da due colonne monolitiche che terminano con capitelli bassi dai quali partono gli archi che sorreggono la crociera e raggiungono le semicolonne emergenti dalle pareti laterali. È netto il richiamo al gusto romanico - pugliese, che doveva essere accentuato dalle absidi oggi scomparse.

All'interno si conserva un'arca sepolcrale finemente intagliata su pietra rossa. Da una porta laterale, in pietra ben lavorata, si raggiungono i resti dell'antica basilica del Salvatore.

 

 

La cappella di San Luca o chiesa superiore


 

È il gioiello dell'abbazia. Si raggiunge da una scala esterna il cui parapetto termina con un corrimano a forma di serpente con un pomo in bocca.

Il portale di accesso è sormontato da un arco a sesto acuto e da un piccolo rosone a sei luci. Sul fronte dell'arco alcune scritte ricordano che la chiesa fu fatta costruire da Marina II per accogliere le spoglie di San Luca.

L'interno è costruito da una sala piccola a due navate coperte da crociere ogivali, che poggiano su due colonne centrali e su dieci mezze colonne immerse nei muri perimetrali. Le basi ottagonali delle colonne e i capitelli decorati di foglie ricurve, su due ordini asimmetrici, richiamano - secondo molti studiosi - la residenza fatta costruire da Federico II a Castel del Monte, in Puglia.

All'esterno completano la struttura due piccole absidi sorrette da mensole e, tutt'intorno alle pareti, barbacani con teste di animali e motivi ornamentali.

Dei numerosi affreschi cinquecenteschi che arricchivano la chiesa non restano che due medaglioni, raffiguranti le abbadesse Scolastica e Marina, e qualche episodio della vita di San Guglielmo.

Pregevoli gli altari, soprattutto quello costituito da una lastra di marmo sostenuta da quattro colonnine munite di eleganti capitelli e di basamenti tutti diversi tra loro.

La pluralità ben amalgamata di forme artistiche diverse, l'architettura gotico - pugliese, le forme cistercensi, la scultura irpino - sannitica, fanno della cappella di San Luca uno dei monumenti più preziosi dell'Italia Meridionale.

 

 

La chiesa grande o del Vaccaro


 

Prende il nome dal grande architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro, che la edificò tra il 1735 e il 1745.
Pur priva, oggi, della copertura e di altre parti importanti, conserva tuttavia un fascino incredibile. La pianta è a croce greca, sormontata - in origine - da una cupola centrale. All'interno si sono salvati solo alcuni stucchi, mentre si può ammirare in tutta la sua bellezza il disegno del pavimento, recentemente restaurato.

 

 

Le sculture decorative


 

Oltre ai blocchi con bassorilievi incorporati alla Torre Febronia, al Goleto si possono ammirare altre pietre scolpite.
Pregevoli le figure di animali e le decorazioni del portale principale ( sec. XII ), anche se alcune sono molto rovinate.

Due figure romane ornano le facce visibili di un grosso blocco di pietra, oggi inserito nel muro che fa angolo con il recinto del giardino.

Altra bella scultura, che si fa risalire al periodo augusteo, è posta sul campanile, a fianco dell'ingresso alla chiesa inferiore. Si tratta di un'opera funeraria e questo spiega la sua attuale ubicazione.

Infine, merita di essere segnalato il sarcofago policromo che nel Sei - Settecento custodì il corpo di San Guglielmo. 

L'Abbazia prima dei lavori di restauro

Interno della cappella di San Luca

Particolare del portale d'ingresso alla Cappella di San Luca

Passaggio rinvenuto sotto la Chiesa del Vaccaro.

La torre Febronia in una vista notturna

La cappella di San Luca in una vista notturna

Figure di animali e decorazioni del portale principale (sec. XII)

Figura romana

 

 

 

ABBAZIA del GOLETO

83054  Sant'Angelo dei Lombardi (av)   Contrada San Guglielmo   tel. fax. +39 (0)827.24432    e-mail  info@goleto.it

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